Nella sentenza in commento si stabilisce infatti che “in tema di separazione giudiziale tra coniugi la modifica della originaria domanda di pagamento dell’assegno di mantenimento in quella di assegno alimentare non implica nuova domanda ma una sua riduzione e quindi non è soggetta alle note preclusioni processuali. E’ pure vero che in linea di principio l’intervento dell’obbligazione alimentare a carico dell’ascendente – c.d. sussidiarietà – presuppone l’impossibilità di far fronte al bisogno dell’alimentando – nel caso di specie minori – da parte dei parenti di grado anteriore, e cioè, sempre in questo caso, i loro genitori”.

La difesa ha sostenuto invece che il credito da mancato pagamento dell’assegno di mantenimento (così come preteso dall’ex coniuge) dovesse essere decurtato da quanto già ricevuto a titolo di alimenti ex art. 433 c.c. da parte dei propri genitori, altrimenti questo avrebbe costituito un indebito arricchimento. L’ammontare dell’assegno alimentare e di quello di mantenimento si determinano anche in base alle capacità reddituali dell’obbligato, le quali giustificano nel caso di specie il cumulo per sopperire il più possibile allo stato di bisogno in cui versa. Il cumulo di assegni alimentari a carico di più obbligati è previsto dall’art. 441, II co., c.c., secondo cui le “persone chiamate in grado anteriore alla prestazione non sono in condizioni di sopportare l’onere in tutto o in parte, l’obbligazione stessa è posta in tutto o in parte a carico delle persone chiamate in grado posteriore”. Trattasi di una disciplina di favore che trova il suo fondamento nel principio di solidarietà familiare previsto anche dagli articoli 2 e 30 Cost.

Da ciò deriva l’inammissibilità dell’eccezione di parziale estinzione del debito da mantenimento ex art. 147 c.c. per l’avvenuto pagamento di assegni alimentari da parte dei nonni ex art. 433 c.c.

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